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lunedì 16 giugno 2014

Rebel Rebel.

Il coraggio e il cuore. Ecco cosa.
Ecco quello che serve veramente.
Non le parole vuote, non i giri di parole, le scuse, le chat.
Non  servono le giustificazioni sul latte versato quando l'hai volutamente versato.

Non servono le parole dolci senza gesti dolci.

E non serve l'amore se non è libertà.
A costo di essere impopolare e politicamente scorretta, contraria al comune pensiero, contraria ai qualunquismi di sempre.
E contraria soprattutto a chi ti dice che si fa così. Perché è così.
E pazienza se qualcuno non capirà. O se farà finta di non capire.

Ho sempre pensato che i legami, quelli veri, quelli liberi, non hanno bisogno di briglie.
Non hanno bisogno di schemi, doveri, imposizioni.
Non hanno bisogno di gabbie mentali perché le gabbie, anche se sembrano d'oro, sono per chi non può scegliere.
Sono per chi si è rassegnato a un certo tipo di vita non rendendosi conto che quello che ha giocato è in realtà molto di più di quello che ha vinto.
Sono per chi ha deciso che "doveva andare così" perché i tempi erano maturi.
Sono per chi ha accettato una situazione, facendosela andare bene, adattandosi e plasmandosi alle necessità degli altri soffocando se stesso, i propri sogni, la propria identità ma soprattutto la propria ribellione.

E io credo ai ribelli, invece.
Quelli che ribelli sono nati e ribelli vivranno.
Quelli che vivranno di dubbi, perchè le certezze le lasceranno a quelli che ben pensano.
Quelli che non si faranno legare alle catene ma che sapranno vivere liberi e soli.




martedì 4 febbraio 2014

Quando chiedere comincia a diventare lecito.
























Mi è sempre stato detto di pensare meno, di logorarmi meno di pensieri e tribolazioni.
Il mio grande problema è sempre stato quello: quello di pensare, (anche per gli altri) e quello di preoccuparmi di cose che francamente non mi riguardavano direttamente.
Cose che mi lambivano ma che non mi riguardavano e nei confronti delle quali non avrei potuto trovare soluzioni per una semplice ragione: non era mio compito.
E ho capito, dopo svariate giravolte, che non mi devo far carico sempre di tutto.
Che posso anche fregarmene ogni tanto.
Che le cose le posso anche osservare da lontano, prenderne atto e lasciare ai diretti interessati il piacere e l'onore di trovare la chiave di volta dell'arcano.

E che posso chiedere.
Ho sempre avuto paura a chiedere e ho sempre pensato che la vita me la dovessi arrangiare da sola, in qualche maniera.
E invece ho chiesto. Ho domandato.
Ho sotterrato la Wonder Woman che credevo di essere e mi sono arresa al fatto che se ogni tanto l'asso nella manica non ce l'hai, qualcuno può giocare la partita al posto tuo.
E non è questione di non farcela, di essere incapaci.
Semplicemente bisogna essere sinceri con se stessi e cominciare a capire che non ne puoi sempre uscire bene, che qualcosa devi delegare se non vuoi impazzire,  che si può sbagliare e che non per questo si è sbagliati.
Che bisogna pensare meno.
E chiedere di più.

giovedì 30 gennaio 2014

Gennaio, il prezzo della libertà. E quello dei cardigan.
















Un appartamento carino. Spacciatomi come carino. Effettivamente carino.
Non il solito tugurio venduto come carino. Che ne ho già vista quattordicimila carini come dicono loro.
Che non sono carini come dico io.
Facevo due conti a matita prima e mi rendevo conto che la libertà mi verrebbe a costare.
A costare tanto, in termini di soldi. 
Mi continuo a ripetere che la libertà non ha prezzo, che certe cose cominciano a stringermi quasi quanto i jeans della seconda liceo e che devo imparare a gestirmi i soldi e a non sperperarli in cardigan.
L'altro giorno ho contato i cardigan: a 28 ho piantato lì.
Che poi cosa saranno trenta maglioncini? Pensavo: uno al giorno fanno un mese. 
Non vorrai mica che vada in ufficio con la stessa maglia tre giorni?
Poi ho pensato anche che il mio capo mi ha dato le password nuove: 
- Eleonora le tue sono MODA E FASHION. - 
A posto. 

Sono le 16.51 fuori diluvia. Diluvia da stanotte. E dicono che non smetterà per tutto il weekend. 
Riguardo le foto dell'appartamento.
Si, è proprio carino. 

mercoledì 29 gennaio 2014

In un mondo (ingiusto) di blogger

 
Che poi sono bionda ma contemporaneamente penso, rifletto e ragiono.
E riflettevo ieri su questo fantomatico mondo di blog e di blogger.
Una categoria astratta, variopinta e non del tutto definita che aumenta tanto quanto lo spread o la disoccupazione giovanile, tanto per stare in tema.

In un mondo in cui non c'è abbastanza posto per tutti, o almeno non c'è lo spazio lavorativo per tutti credo che si debba fare di necessità virtù.
Credo che si debba fare qualcosa piuttosto che non fare nulla.
Credo che si debba agire in una qualche maniera, sia essa la più improbabile o avventata, piuttosto che stare in attesa di una telefonata o una mail che non arriverà.
Credo che sia inutile lamentarsi, piangersi addosso se poi si stagna nel limbo dell'attesa.
Credo che i tempi siano cambiati definitivamente e che lo standard mentale del posto a tempo pieno ed indeterminato debba lasciare spazio ad una realtà molto più precaria in cui è la capacità di adattamento e di inventiva a segnare la svolta.

Appunto per questo credo in quei giovani e meno giovani che si sanno inventare: sanno inventare se stessi, sanno inventare un lavoro, sanno inventare un sogno in cui credere. E fanno tutto questo anche attraverso un blog.
E non sto dicendo sia facile, badate bene.
Non sto dicendo che i blogger salveranno questo Paese dal declino, dalla crisi economica, dal tarlo della disoccupazione.
Ma il "fare qualcosa" è segnale di vita, è capacità di creare, è impossessarsi del proprio tempo e sfruttarlo per dargli un fine che non sia una lamentela.

Perché ho scoperto di essere insofferente alla gente che si lamenta a tempo perso.
Di quelli che ti cercano solo per dirti che il mondo è ingiusto.

Ho scoperto che se si vuole cambiare, si deve partire da sé stessi.
E cambiare se stessi è già una rivoluzione.

lunedì 27 gennaio 2014

Un qualunque lunedì.

Il miele sul pane. Il freddo pungente sulle guance e l'aria che sa di neve.
Un parka in cui sprofondare e guanti animalier in cui intrufolar le mani.

La  fatica del lunedì. Di ogni lunedì. Che sembra sempre il primo giorno di scuola.
I pensieri che si aggrovigliano in matasse scomposte. Che infondo è meglio agire, sempre.

Lo smalto color ciliegia sulle unghie e un profumo nuovo che sa di biscotti al cioccolato e arancia amara.

Il profumo dei mandarini dal fruttivendolo quando ci passi davanti, e di una zuppa di ceci  fumante in cui tuffare il pane toscano arrostito.

La voglia di un nuovo blush. Che ultimamente fa rima con Nars. 

L'ultima passione sfrenata per le candele profumate che sanno trasformare la  casa in una nuvola di burro montato con lo zucchero. 

Il perdurante desiderio di un cappotto cammello e di un segno indelebile, questa volta sulla pelle.

Una giornata, un po' lemme e assonnata, avvolta in una sciarpa di nebbia cerulea.
Un qualunque lunedì di Gennaio.

A voi, buona settimana.